Io fra trent'anni ricorderò due padri: quello che piange e quello che non pianse mai. Ricorderò che avevo sedici anni quando, dall'alto delle mie zeppe punk dei primi anni duemila, gli dissi che ero frocio. Lì penso di essere più forte di come era, di potermi convincere a cambiare. Povero padre! Più mi diceva di tagliare i capelli e più crescevano.
Più mi diceva di essere uomo e più fioriva in me una chimera di donna mostruosa.
Fu il suo imperativo di mascolinità a rafforzare la mia parte femminile, e fu la mia parte femminile così decisa e dura a fare l'uomo che sarei diventato. Il suo scettro di patriarca ottenne sempre l'opposto di quello che voleva dai suoi figli. Mi vide con la matita agli occhi. Urlò. Il suo urlo greve mi arrivò in faccia lentamente, come un tanfo nauseabondo, ma la paura non mi impedì di fare come credevo. Definì solo gli spazi in cui potevo o non potevo esprimermi.Mio padre aveva la fragile durezza dell'uomo costretto a indossare lo scettro del patriarca. Dovette imbracciarlo per forza di cose, inasprendosi fino a congelare ogni dolcezza.
Tentativi di comprensione strozzati sul nascere da una voce invisibile che lo obbligava a non essere flessibile. Poi noi crescemmo e mio fratello uccise.
Lo vidi piangere per la prima volta. E da allora pianse spesso, di dolore e di felicità. Quando le manette si chiusero sui polsi di mio fratello come due gioielli di bigiotteria scadente, pianse molto e pianse senza gemiti. Il giorno della mia laurea, pianse a fiotti. Quando le guardie perquisivano la sua casa senza ragione apparente, pianse. Pianse molto e ancora piangerà. Solo così, galleggiando sul suo pianto, sarà più agevole tenere lo scettro che dall'alto gli è piovuto in mano.


Penso che anche per me sia andata così. Più loro insistevano di essere in un modo e più io scoprivo di essere del verso opposto.
RispondiEliminaLa tua descrizione è molto efficace. Un padre così duro e inerme, le tue ribellioni, le ferite della vita...
RispondiEliminaTalvolta continuare a fare male agli altri pare essere l'unica modalità per (soprav)vivvere.
Ma io vi auguro vita, non sopravvivenza. Ci sono ricomprensioni che arrivano inaspettate e che curano ferite importanti. Lo auguro a te. E a papà.
tranquillo, adesso è tutto apposto, con lui e con la mamma se non altro!
RispondiEliminaBello e intenso quello che scrivi e sono felice per te che adesso sia tutto apposto.
RispondiEliminaCome scrivevo tempo fa i ruoli imposti dalla vita nascondono i nostri sentimenti.
PS. per i disegni se mi dai una mail li mando anche a te o puoi vederli man mano che li inserisco nella mia galleria di Picasa che ho fatto ultimamente.
https://picasaweb.google.com/104530208559456907457/Disegni?authuser=0&authkey=Gv1sRgCLSG_beg96iMVA&feat=directlink
loran grazie mille, sto vedendo la galleria. il tuo immaginario è una delle cose più sensuali che abbia mai visto. i disegni danno forma a desideri reconditi trasformando l'osceno delle pulsioni in immagini sublimate. in breve:è Arte.
RispondiEliminaGrazie a te per la tua bellissima definizione dei miei disegni la apprezzo veramente.
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